Il nostro amato Video-gioco: Game Manifesto

Pubblicato: 25 ottobre 2012 in Articoli di Game Theory
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Il videogioco, il nostro medium preferito!

Quante esperienze e avventure straordinarie abbiamo vissuto  in quei mondi e quante centinaia di ore della nostra vita reale abbiamo speso  per vivere momenti ed esistenze virtuali uniche! Quanti ricordi straordinari che formano la nostra memoria di videogiocatore e che rappresentano l’altra metà della nostra vita! Pezzi di vita virtuali che si fondono con la nostra vita reale. Il virtuale che si mischia con il reale.

Senza contare poi che queste esperienze sono strettamente personali poiché vissute in prima persona da ciascuno di noi e soprattutto perché ogni player è in grado di creare la propria personale storia e performance all’interno di questi spazi di possibilità. Performance che mette in mostra le varie abilità del giocatore di turno e che crea quelle sequenze di eventi, esperienze e storie che sono uniche e irripetibili e appartengono in modo personale a ciascun giocatore.  Perché in un videogioco siamo noi gli artefici ( più o meno liberi) della nostra personale performance e esperienza.

 

IL GRANDE DILEMMA

Queste elencate sono tutte peculiarità uniche di questo medium, ma qual è la vera caratteristica unica del video-gioco rispetto ad altri media? È forse l’interattività?

No, perché questo termine è troppo generico e poiché non esiste comunicazione senza interazione, possiamo concludere che questa parola risulta inefficiente per realizzare il nostro scopo.

 MILLE SIGNIFICATI

Allora cerchiamo di partire dal principio, dalla parola “gioco”. Anche perché il videogioco è una particolare forma di gioco, con media digitali.

Cosa significa esattamente questo termine?

Innanzitutto, il concetto di <<gioco>> comprende una pluralità di funzioni che si manifesta anche nei diversi significati che la parola assume in numerose lingue. Per esempio, in inglese il verbo “to play” significa “giocare”, ma anche “recitare, suonare” e spesso usiamo il termine gioco anche in contesti apparentemente distanti, come il lavoro o il mondo reale (“mettersi in gioco”, “il lavoro è il gioco degli adulti”, “ottenere libero gioco”, “il gioco economico“, giocherò un ruolo importante in azienda”).

Inoltre in tutte le lingue germaniche, e non in queste soltanto, il termine “gioco” serve anche ad indicare la lotta seria con le armi. La poesia anglosassone, per limitarci a un solo esempio, è piena di locuzioni che esprimo ciò, la lotta viene chiamata «heado-lâc, beadu-lâc» è il gioco alla lotta, «asc-plega» è il gioco all’asta.

Ma l‘aspetto più interessante è che qui la parola <<gioco>> che identifica <<la lotta seria>> non viene usata come una mera metafora poetica. Infatti nell’ambito del pensiero primitivo, tanto la lotta seria con le armi quanto la gara o l’agone (che va dai futili giocherelli fino alla lotta cruenta e mortale) sono tutti compresi insieme nel concetto primario di gioco autentico e di un rischio mutuo regolato da date leggi. Gioco è lotta e lotta è gioco.

D’altronde chi potrebbe negare che con la nozione della gara, della sfida, del pericolo si è vicinissimi alla nozione del gioco? Gioco, pericolo, azzardo, impresa rischiosa sono tutti concetti confinanti fra loro. Tra l’altro se le categorie di lotta e di gioco non sono divise nella cultura arcaica, allora l’identificazione di caccia con gioco, come appare ovunque nella lingua e nella letteratura, non richiede un’ulteriore spiegazione.

Possiamo quindi dire che il termine gioco racchiude una vasta complessità di significati.

 IL GIOCO è OVUNQUE

Non bisogna poi dimenticare, che il termine gioco viene anche usato per identificare quasi tutte le attività che si svolgono durante l’infanzia fino alla pubertà. E se analizziamo il gioco a partire da questo periodo dello sviluppo umano arriviamo a capire le peculiarità di questo fenomeno.Il gioco (in questa fase)  è un’occasione per il bambino di sperimentarsi, costruire, di esprimersi e comunicare attraverso prove ed errori, realtà ed immaginazione, libertà e regole. Il gioco nell’infanzia è tutto ciò che permette di apprendere, di scoprire e di esplorare. Insomma tutto ciò che stimola l’uso e lo sviluppo dell’intelligenza, delle abilità e dei sensi. Il gioco è anche e soprattutto apprendimento.

Infatti anche per Jean Piaget (grande pedagogista), il gioco infantile va interpretato come un addestramento al futuro, alle attività contemplate dalla vita adulta. Ed è attraverso l’attività ludica che si possono intravedere tendenze ed inclinazioni del bambino che man mano si svilupperanno e troveranno varie applicazioni in tantissime situazioni future.

D’altronde anche la psicologia moderna ha ribaltato il pregiudizio di considerare il gioco come un semplice svago e ha collegato al concetto di gioco proprio la capacità di produrre i talenti che usiamo nel lavoro e nello studio.Ma non c’è da stupirsi, infatti il gioco è sicuramente un’attività piacevole ma che richiede comunque  impegno e dedizione tanto da potersi considerare un vero lavoro e mai mero passatempo.

Ed è la stessa conclusione che ha tratto la Montessori (geniale studiosa dell’infanzia), cioè che l’attività di gioco dei bambini coincide con il lavoro. Il bambino che gioca è quindi un operaio che lavora, nel gioco viene fuori l’istinto al lavoro, all’ operosità e lo si allena.  Inoltre il gioco può essere facilmente un’attività serissima e ciò è dimostrato dalla concentrazione e serietà con cui i bambini, i calciatori o giocatori di scacchi si impegnano nella loro attività. Il gioco quindi, generalmente, vuole la massima serietà. Perciò l’antitesi gioco-serietà e gioco-lavoro non sussiste!

UN MEDIUM UNICO

In definitiva, esplorando i vari significati contenuti nel termine gioco e analizzando il gioco fin dall’inizio dello sviluppo umano (l’infanzia), arriviamo a comprendere le sue caratteristiche che sono principalmente le abilità, l’immaginazione e l’estro creativo. Infatti nel gioco infantile si allenano e mettono in pratica le abilità del soggetto e questa attività prosegue e si evolve con l’avanzare dell’età. Per esempio dal gioco dei muscoli e delle membra: un afferrare ed uno sgambettare senza scopo diventano un movimento esattamente coordinato, magari usato in uno sport o più semplicemente per muoversi.

Il gioco è quindi sostanzialmente un’attività che permette a uno o più soggetti di esprimere le proprie abilità in un determinato contesto.  Questa è la vera definizione di gioco capace di cogliere la portata del concetto. L’idea che ci accompagna è quindi che il gioco è presente nell’attività lavorativa, negli sport, nell’arte e in un’infinità di altre. L’istinto ludico è  quasi ovunque ed è quello che ci porta a primeggiare, a esprimerci nella società e nel mondo. Proprio per questo il gioco può essere considerato un mezzo espressivo senza eguali, un medium unico e straordinario. Tanto da poterlo considerare su un altro piano della comunicazione rispetto ad altri come film o libri. E cosi abbiamo individuato anche quelle peculiarità uniche del video-gioco.

Vi invito a riflettere su queste considerazioni che hanno una vasta portata e vi preannuncio che il discorso non si esaurisce certo qui. Nel prossimo articolo ad esempio, approfondiremo il legame tra gioco e arte per dimostrare come quest’ultima sia un nobile gioco.

A presto, commentate pure! 😉

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